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Introduzione

Nel 1889 un viaggiatore americano, Burton Holmes, fu il primo a portare in Corea una piccola cinepresa e un proiettore: i filmati da lui girati rappresentano i primi documentari sulla Corea. La cosa provocò grande scalpore a Seul e anche la famiglia reale fu molto interessata, tanto da invitare a palazzo il viaggiatore americano e le persone che viaggiavano con lui per uno spettacolo di proiezioni.
Così inizia la storia del cinema coreano, una storia che risente moltissimo delle vicende politiche e sociali del paese.
Negli anni '50 ci fu la divisione delle due Coree. Il sud agli americani e il nord ai russi.
Il sud inizia così un percorso di boom economico e il nord di chiusura totale.
Il cinema americano invade la Corea del sud, dando in un primo momento poca possibilità di distribuzione al cinema locale. Poi, negli anni '60 nasce il movimento che verrà definito il Nuovo Cinema Coreano, una nuova coscienza di cinema: è la creazione del cinema indipendente coreano.
Tra gli anni 80 e '90 iniziano ad arrivare alcuni film coreani nel mercato occidentale; più che altro sono i film d'autore ad attirare l’attenzione e ad avere successo.
Un documentario del 2010, Throug Korean cinema, di Leonardo Cinieri Lombroso ripercorre la storia del cinema sud coreano attraverso la testimonianza di cinque dei registi più rappresentativi: Im Kwon-taek, Park Kwang-Su, Lee Myung-se, Lee Chang-dong, Park Chan-wook. Un viaggio cronologico nella storia degli eventi coreani: l’invasione giapponese , la guerra delle due Coree, lo sviluppo economico, le censure, le repressioni politiche, fino ai nostri giorni. Ogni regista intervistato segna una tappa significativa di questo percorso, lasciando come testimonianza i propri film.

Le tematiche che caratterizzano la storia del cinema coreano sono varie e come già detto seguono il percorso storico fatto dal paese: molti film parlano di un ideale di riunificazione con la corea del Nord, della dittatura militare, del patriottismo, dell'americanizzazione della società dei consumi, mentre altri, più rari, si aprono poco a poco e timidamente ad altre culture.
Ch'unhyangjon (Il racconto di Ch'unhyang) di Yi Kyu-hwan, del 1955, e Chayubuin (Signora Libertà) di Han Hyong-mo, del 1956 ad esempio, parlano il primo di un noto racconto confuciano d'amore e di devozione verso il marito, il secondo invece è un romanzo a puntate, che rappresenta la vita scandalosa della moglie di un professore. Quest'ultimo film suscitò una controversia fra gli intellettuali coreani a causa del suo contrasto con la morale confuciana.
I film prodotti dalla metà degli anni '50 fino alla fine degli anni '60 furono soprattutto del tipo “strappalacrime”, e si rivolgevano essenzialmente a un pubblico femminile. Questi lavori tendevano a mostrare la tristezza della situazione femminile sotto il regime patriarcale neoconfuciano: Miwodo tashihanbon (Anche se ti odio, ancora una volta) del 1968 è un buon esempio di questo genere.
Un altro film fondamentale fu Sarangbang sonnimgwa omoni (L'ospite e mia madre) di Shin Sang-ok, del 1961. Anche questo è rivolto specialmente a un pubblico femminile, ma tratta di un argomento più delicato: il ruolo delle vedove nella società coreana. Nonostante la grande attrazione che si sviluppa tra lei e un pittore amico del defunto marito, l'eroina (Ch'oe Un-hui) non consuma la relazione citando i tradizionali precetti confuciani contro il matrimonio delle donne rimaste vedove.
Il cinema coreano è protetto e sostenuto dal paese stesso, è un'industria sostenuta dalla volontà dei loro leader e che sente il bisogno di affermare un'esistenza culturale alternativa al potere di Hollywood.
Negli ultimi anni soprattutto il boom straordinario che ha vissuto il cinema coreano può essere simboleggiato dal primo blockbuster coreano, Shiri, che apre le porte ad una lunga serie di film che hanno superato al box-office film americani come il Signore degli Anelli, Harry Potter o Spiderman. Altri film di successo anche in Italia sono ad esempio Old Boy e Lady Vendetta (proposto anche al festival ESTremamente Orientale) di Chan-wook Park e tutto il filone horror rappresentato da opere come Phone di Byeong-Ki Ahn, R-Point di Su-chang Kong e Two Sisters di Ji-woon Kim.

Sembra quindi che il cinema coreano, pur essendo molto diverso nella storia e negli argomenti dal cinema occidentale, abbia molto da dire e possa avere molto successo anche qui in occidente. Di questo sono testimoni i premi ricevuti ai festival più importanti e i buoni risultati ottenuti anche da pellicole difficili come Oasis di Chang-dong Lee (anche questo presente a ESTremamente Orientale, edizione 2010).

Film consigliati

-Lady Vendetta
-Oasis
-Siworae - il mare
-Poetry

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